Non so bene se questa cosa accade
ancora ma quando io ero piccolo esisteva una regola ferrea: se avevi in mano il
sacchetto della putia di – mettiamo –
don Totò, era assolutamente impensabile entrare nella putia di don Ciccio per comprare qualcosa che magari da don Totò non
avevi trovato. Non si discuteva. Piuttosto si tornava a casa e si usciva di
nuovo, o ci si faceva tenere la sporta da qualcuno neutrale, e distante, ma era
assolutamente moralmente vietato.

Questo perché nell’Agrigento di molti
anni fa, quando ancora non esisteva la grande distribuzione, la putia era un luogo familiare. Ricordo
quando aprì il primo supermercato, sembrava una cosa spaziale, dagli spazi
immensi eppure (c’è ancora) non era che una putia
un po’ più grandina. Nulla a che vedere con gli ipermercati di adesso ma già da
allora ciò significò un cambiamento nelle consuetudini quotidiane della gente.
Il supermercato costrinse tutti a cambiare il modo di fare la spesa. La massaia
– o il massaio o chi per loro – entrava al supermercato, prendeva il carrello,
si avviava agli scaffali (non molto alti perché tutto fosse a portata di mano),
prendeva da sé ciò che le serviva, poi andava alla cassa e pagava la roba che
aveva comprato. Il tutto, possibilmente, senza scambiare neanche una parola con
chicchessia.
Con la putia, invece, era diverso. Si entrava nel locale, si salutavano i putiari, generalmente marito e moglie,
coi quali spesso ci si dava del tu e si chiedevano le cose che si volevano
comprare. Dopodiché iniziava la spesa vera e propria. Quando qualcosa era a
portata di mano nelle scansie, si provvedeva da soli, sennò, se la cosa
richiesta era su un ripiano in alto (c’erano scaffalature altissime, fino al
soffitto) si chiamava la putiara o il
picciotto, i quali arrivavano e ti
prendevano la roba col bastone pigliatutto, un attrezzo meraviglioso dotato di
maniglia nella parte inferiore e di pinza per afferrare le cose nella superiore.
Quindi il putiaro ti affettava la
mortadella (barando un po’ sul peso), ti prendeva le olive dall’enorme burnìa o le sarde salate dal grande lanna grondante salamoia. Nel frattempo
si chiacchierava del più e del meno con gli altri avventori (normalmente di
malattie, per le quali i giurgintani hanno una vera passione) o con la putiara che nel frattempo munnava piselli o scricchiava fave. E così, oltre a fare la spesa, si intrattenevano
rapporti sociali.
Fare la spesa pertanto rientrava
nella sfera delle operazioni familiari quotidiane, come passare a salutare un
parente, quindi era d’obbligo il rispetto di quelle regole minime che si
adottano tra parenti. Detto ciò, era impensabile che si potesse “tradire” la
propria putia, andando in un’altra.
Certo, poteva capitare di non trovare ciò che servisse. Allora si andava sì da
un’altra parte ma facendo molta attenzione che la tua putiara non se ne accorgesse.
Mi rendo conto che stiamo parlando di
atteggiamenti ormai consegnati alla storia, a un modo di vivere e di intendere
i rapporti ormai archiviato tuttavia, ancora oggi, dovessi avere in mano un
sacchetto di Auchan, avrei serie difficoltà ad entrare da Carrefour.