venerdì, gennaio 30, 2009

Vincono i reazionari, progressisti schiacciati

di don Vitaliano della Sala - il manifesto, 25 gennaio 2009

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Che il Papa abbia accolto la richiesta formulata da mons. Bernard Fellay, Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, di rimettere la scomunica in cui erano incorsi i 4 vescovi lefebvriani ordinati illecitamente nel 1988 è, di per sé, una bella notizia, a prescindere dall'essere d'accordo o meno con i seguaci di mons. Marcel Lefebvre. Inutile dire che il sottoscritto non condivide molto con questo gruppo tradizionalista.L'esclusione ha tracciato lungo la storia della Chiesa una scia rossa di sangue e di dolore, mentre si sente sempre più il bisogno di una Chiesa che, come diceva don Tonino Bello, il compianto vescovo di Pax Christi, deve essere capace di realizzare anche al suo interno una «convivialità delle differenze» tra chi la pensa in modo diverso, fatte salve le Verità di fede: solo in una logica dell'inclusività è l'avvenire anche della Chiesa.Riflettere sul tema dell'esclusione nella Chiesa, mi ha fatto ricordare la parabola evangelica del piccolo granello di senape che diventa un albero frondoso, «e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra» (Luca 1, 51-53): paradigma della Chiesa-altra che sempre più cattolici sognano e si impegnano a costruire. Una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio su nessuno; una Chiesa degli esclusi e non dell'esclusione, capace di accogliere, di portare tutti nel suo seno.Si sa molto dell'Inquisizione nel medioevo; poco si sa e meno si parla dell'Inquisizione moderna, probabilmente perché solo pochi sono a conoscenza dell'impressionante tuffo nel passato che sono i processi "interni" che le varie Congregazioni vaticane intentano ogni anno contro preti, religiosi e teologi cattolici, in maggioranza progressisti, rei di non aderire, non tanto alle verità di fede e ai dogmi, quanto piuttosto alle mille pieghe delle elaborazioni del magistero pontificio, di cui si vuole ostinatamente ribadire, contro la centralità del Vangelo, la fondamentale importanza.Qualcuno dovrebbe raccogliere i frammenti di storia di tutti i provvedimenti disciplinari, o delle precisazioni dottrinali, emanati dal Vaticano negli ultimi 25 anni contro quei sacerdoti, teologi e religiosi che hanno adottato un approccio molto più ampio e flessibile nel trattare la delicata questione dei rapporti tra annuncio evangelico, strutture religiose, contesti storico-sociali e norme morali. Ne emergerebbe, tra l'altro, la storia del tentativo di difendere la visione della Chiesa come istituzione – gerarchica, autoritaria e centralista – tutta tesa a tradurre il messaggio rivoluzionario del Vangelo in norme morali e giuridiche, e purtroppo i lefebvriani di questa chiesa sono nostalgici e paladini. Provvidenzialmente e malgrado ciò, non si è riusciti a impedire che il cattolicesimo proseguisse quel cammino di rinnovamento iniziato con la seconda metà dello scorso secolo e con il Concilio Vaticano II. Ma non possiamo evitare di porci qualche domanda: come mai si sdoganano solo i gruppi più reazionari, che appoggiano politiche di estrema destra, razziste e xenofobe, che negano l'Olocausto, che ripropongono una immagine di Chiesa slegata dalla gente e nella quale i fedeli laici non valgono nulla, una Chiesa trionfalmente alleata con i potenti, potente essa stessa, mentre al contrario si condannano e si contrastano aspramente i settori progressisti e le Teologie della liberazione?Nella Chiesa c'è chi, come i lefebvriani, può permettersi di criticare e dissentire, addirittura contestare le decisioni non solo del papa, ma di un Concilio, quello Ecumenico Vaticano II. Invece c'è chi per molto meno, per il solo fatto di porsi e porre domande, perché approfondisce scientificamente gli argomenti teologici, perché sceglie di stare dalla parte dei poveri difendendoli, denuncia le ingiustizie e accusa i potenti, viene tacciato di disobbedienza, punito, processato, cacciato: sto parlando delle centinaia di vescovi, preti, suore e laici "progressisti", inquisiti dai tribunali ecclesiastici, colpiti da provvedimenti canonici ed emarginati sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Nella Chiesa-altra che sognano i "progressisti", i "tradizionalisti" hanno non solo il diritto di esistere ma, anzi, possono essere una ricchezza; temo invece che nella Chiesa che vogliono restaurare i "tradizionalisti" come i lefebvriani, i "progressisti" siano solo un "cancro da rimuovere" a tutti i costi. Per questo il provvedimento a favore dei seguaci di mons. Marcel Lefebvre ha creato in me sconcerto, tristezza e dolore, perché rischia di acuire nel mondo cattolico una sorta di "scisma sommerso" (come scrive Piero Prini nel suo libro con questo titolo). Per fortuna il futuro del cristianesimo, nelle singole comunità e nel mondo, non è affidato solamente alla quantità di documenti stampati a Roma.


martedì, gennaio 27, 2009

PER NON DIMENTICARE


L’UOMO DI MONACO - I Nomadi

E guardai, scrutai, quel vecchio a Monaco
quel sorriso, quella birra quante cose poi pensai,

la mia mente a una folla di sguardi fissati
dietro a quei fili spinati.

E lo spiai, scrutai, divise immaginai,
di uno che marciò, l'Europa calpestò,
la mia mente a una folla di sguardi spietati
fuori da quei fili spinati.

Lo guardai nel fondo dei suoi occhi
lo fissai insistendo sempre più
per vedere se c'era colpa o paura,
perché?, per quale ragione?

E guarda, scrutai, niente poi notai
solo rughe sul viso, dal tempo seminate,
non aveva artigli, tremavan le sue mani
come quelle di mio padre.

Lo guardai nel fondo dei suoi occhi
lo fissai insistendo sempre più
per vedere se c'era colpa o paura,
perché?, per quale ragione?

Ritornai poi, ancora a Monaco
lo cercai, ma ormai, lui non era più,
la mia mente, quella folla, quelle mani
tra un volo di gabbiani
la mia mente, quella folla, quelle mani
tra un volo di gabbiani.


lunedì, gennaio 26, 2009

C’E’ DEL MARCIO IN BRASILE


Io boicotto il Brasile. Ne sono sempre più convinto. Hanno fatto arrabbiare ‘Gnazio La Russa (che è uno che non si arrabbia quasi mai) e io questo non lo perdono a nessuno. Bisogna prendere dei seri provvedimenti contro questo brutto paese. Intanto quello di manifestare davanti al cinema dove si proietta Natale a Rio mi sembra una prima, seria iniziativa, già portata avanti con successo dai giovani di Alleanza Nazionale. Peccato che la cosa abbia fatto storcere il naso a molti fini cinefili. «Non è giusto danneggiare un film di culto per una bega del genere» – sostengono molti di quelli che di cinema ne capiscono assai.
Ma cos’è successo? Pare che il Brasile abbia una legge organica sul diritto di asilo – l’Italia non ce l’ha, giova ricordarlo – e ogni tanto, quando gli capita di applicarla, lo fa. Questa volta è capitato nei confronti, o meglio a beneficio, di Cesare Battisti, un terrorista rosso, condannato per quattro omicidi ai tempi degli “anni di piombo”, il quale, dopo una lunga latitanza in Francia, aveva riparato in Brasile ma era stato arrestato. Qualche giorno fa, gli è stato concesso lo status di rifugiato politico, grazie anche – pare – ai buoni auspici di Carlà Brunì e quindi all’intervento di Sarkozy, presso il governo carioca. Non dirò una sola parola a favore di Battisti, è ovvio, però mi pare semplicemente un caso di applicazione di una legge e quindi di rispetto di diritti. Se il Brasile avesse adottato il provvedimento, facciamo conto, a favore di dissidenti cubani, oggi tutti loderebbero il Brasile.
E invece? Tutti incazzati e via a chi la spara più grossa. Non potendomi defilare dal dibattito socio-politico, come sempre molto interessante e edificante, abbozzo anch’io delle proposte che vanno tutte nella direzione del boicottaggio al Brasile.
- Sospensione di tutti i luoghi comuni sul Brasile. Sia vietato con effetto immediato dire che il Brasile è il paese dell’allegria, tutti sempre allegri e felici, ballano la samba, toda joya toda beleza, sanno tutti giocare a calcio e hanno la saudade. E il Carnevale. In fondo se ci pensiamo, i brasiliani sono dei musoni scostanti e antipatici; quando ballano sono impacciati e legnosi che nemmeno Pinocchio; col pallone sono delle scarpe e quando escono dal loro paese non ci vogliono più tornare. E la sagra dello gnocco fritto o la Smarronata di Savigno non hanno mica nulla da invidiare al Carnevale di Rio. Basta pensarci.
- Alienare tutti i calciatori brasiliani, presenti e passati. Il Milan venda subito Kakà, e non allo sceicco arabo ma anche allo Sporting Bagnacavallo, va bene lo stesso. Via anche Adriano, Ronaldinho, Ronaldo… ah, quello se ne è già andato. Anche perché al prezzo di un brasiliano ci prendi quattro rumeni, due messicani, tre camerunesi, e uno di Trinidad and Tobago. E anche due greci. Vietato anche ricordare le punizioni di Zico, la straordinaria eleganza di Falcao e persino le danze intorno alla bandierina di Juary.
- Boicottare tutta la musica brasiliana. Del resto, voglio dire, non mi pare che sia tutta ‘sto granché. Vinicius de Moraes o Antonio Carlos Jobim me li chiamate artisti? Caetano Veloso sarebbe un cantante? No, dico, Gilberto Gil o Chico Buarque me li paragoni a Mino Reitano o Gigi Finizio? O Mariano Apicella? Ma andiamo. E che dire di quella samba, quei balli, quelle movenze sconce, quelle ballerine scollacciate. Che dire, eh?
- Va vietato tassativamente il trenino di Capodanno (foto), quello che scatta subito dopo il brindisi al ritmo di Pèpè-pèpè-pèpè pèpè-pèpè-pèpè, meu amigo Charlie Brown, A E I O U Ipsilon, Brigitte Bardot Bardot, etc…
- Infine la madre di tutte le ritorsioni: boicottare il Cacao Meravigliao.

Ops, dimenticavo, e se riuscissimo anche a vietare il turismo sessuale verso il Brasile?

domenica, gennaio 25, 2009

HO VISTO...

"Ho visto l'avvicendarsi di molti presidenti ma mai un quadro come quello di martedì, con 4 milioni di occhi al cielo fissati sull'elicottero che partiva. Tutti volevano essere matematicamente certi che Geoge W. Bush se ne fosse andato"


(Maureen Dowd, New YorkTimes)

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Non è meravigliosa? Buona domenica.